Lingua d'oc

La lingua d’òc e Dante Alighieri

L’Occitano, lingua romanza o neolatina, cioè derivata dal latino, si sviluppò alla fine dell’impero romano contemporaneamente a portoghese, spagnolo, catalano, francese, italiano, franco-provenzale, sardo, ladino, rumeno e dalmatico. All’inizio queste favelle non avevano nome, ed erano dette volgari, lingue del vulgus, popolo. Il termine occitano si deve a Dante Alighieri, che nel De vulgari eloquentia del 1303 classificò per primo le parlate partendo dall’avverbio di affermazione, individuando tre idiomi: lingua del sì, italiano, lingua d’oil, oiltano o francese, e lingua d’oc (dal latino hoc est, è questo), occitano. Il termine occitano iniziò ad essere impiegato per le regioni in cui si parlava la lingua d’oc: il potere centrale francese indicava i propri feudi meridionali come patria linguae occitanae.

Dante indicò la lingua anche come provincialis, ovvero la lingua della provincia romana per eccellenza, la Provenza. Dante ebbe tra i propri modelli letterari proprio i trovatori, in special modo Arnaut Daniel, che definì “miglior fabbro (dal latino faber, creatore) del parlar materno”. A dimostrazione della dignità letteraria riconosciuta alla lingua d’òc, Dante fa parlare in occitano Arnaut nel Canto XXVI del Purgatorio nella Divina Commedia.

Occitano

Tan m’abellis vostre cortes deman,
qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.
Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu’esper, denan.
Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l’escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!

Italiano

Tanto mi piace la vostra cortese domanda,
che non mi posso né voglio a voi celare.
Io sono Arnaud, che piango e vado cantando;
pensoso vedo la passata follia,
e vedo giocondo il gaudio che spero, dinanzi.
Ora vi prego, per quel valore
che vi guida al sommo della scala,
ricordatevi a tempo del mio dolore!

Purg., XXVI, vv.140-148