Inno occitano: Se chanta

SE CHANTA

Denant de ma fenèstra
lhi a un auselon
Tota la nuèch chanta,
Chanta sa chançon

Se chanta, que chante
Chanta pas per ieu
Chanta per ma mia
Qu'es al luènh de ieu

Aquelas montanhas
Que tan autas son
M'empachan de veire
Mes amors ont son

Autas, ben son autas,
Mas s'abaissarèn
E mas amoretas
Vers ieu tornarèn

Baissatz-vos montanhas,
Planas levatz-vos
Perquè pòsque veire
Mes amors ont son

SI CANTA

Davanti alla mia finestra
C'è un uccello
Tutta la notte canta,
Canta la sua canzone

Si canta, che canto
Non canto per me
Canta per la mia amica
Che è lontana da me

Quelle montagne
Che tanto alte sono
Mi impediscono di vedere
Dove sono i miei amori

Alte, ben son alte,
Ma si abbasseranno
E i miei amori
Verso me torneranno

Abbassatevi montagne,
Alzatevi pianure
Affinché io possa vedere
Dove sono i miei amori

 

Se chanta, ritenuta dagli occitani e dai simpatizzanti un vero e proprio inno è attribuita dalla tradizione a Gaston Phoebus, conte di Foix. Se chanta è considerata dagli storici e dai critici musicali una canzone d’amore, una serenata piena di nostalgia per la donna lontana. Diffusa in Linguadoca, fu portata in terre lontane dai marinai tolosani, ed ogni paese e regione la fece propria apportando al testo qualche variante, spesso assai romantica e poetica. Così, se nella versione originale si parla di montagne, a Nantes la storia è ambientata sul ponte della città. Già cantata nelle valli valdesi, la canzone si è infine diffusa in tutte le valli occitane nel 1977 attraverso i musicisti del conservatorio occitano di Tolosa. I valligiani ne furono subito conquistati, e la versione montana di Phoebus, con qualche piccola variante, sembrò la più adatta. Il gruppo dei Lou dalfin la rese un vero e proprio inno, simbolo di un popolo che vuole ritrovare le proprie radici.
Nel volume Le sang des Cathares, Gèrard de Sedes offre invece un’originale lettura di Se chanta. Nella notte nera della repressione catara, si ode il canto isolato di un uccello vigilante. È l’usignolo, simbolo mistico per i catari ed emblema della persecuzione subita dalla Linguadoca. Il se chanta que chante, canti quello che canta, significa che il suo canto può essere compreso solo da qualcuno. Canta quindi non per un comune mortale, ma per la dottrina albigese simboleggiata, come d’abitudine nel trobar clus, dalla dama. Da ogni parte si frappongono ostacoli materiali, che impediscono la pratica della religione perseguitata, e ostacoli interiori, che rendono impervia la salita dell’anima verso il fin’amor e la purezza. Ma colui che crede ha coraggio e forza, e il messaggio finale è quindi chiaro: non importa se le montagne sono alte, poiché la fede è capace di tutto.

 

Antica cartolina con spartito dell’inno occitano Se chanta.

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